La chiesa di S. Antonio di Padova in Cattolica è stata progettata e realizzata analizzando gli attuali problemi riguardanti la liturgia, l'architettura, l'urbanistica, per fornire una conseguente soluzione di sintesi espressiva, funzionale e tecnica; è dalle relazioni intercorrenti tra questi problemi che si sono determinati i valori e le esigenze comuni, atte a risolvere e definire le ipotesi di progetto.

Nell'analisi il rapporto tra il problema liturgico e quello sociale-urbanistico è emersa l'esigenza di fornire una struttura "aperta" e spontaneamente integrabile al tessuto della città: le nuove richieste di partecipazione comune, di invito e contatto immediato tra le attività spirituali e quelle ad esse esterne coincidono con quelle socio-urbanistiche dell'inserimento di un edificio a servizio della collettività in una città, inserimento che non deve creare diaframmi psicologici o spaziali tra le varie zone abitate; il problema urbanistico esige anch'esso una possibilità di apertura e fusione spontanea con l'esterno, ipotesi che si ritrova nelle esigenze di carattere liturgico.

Il progetto prevede il contatto diretto con l'esterno sulla via principale attraverso un percorso pedonale attrezzato, che lega la zona antistante con quella retrostante, lasciata non costruita per essere organizzata con spazi ricreativi; tangente al percorso pedonale sono quattro zone per posti a sedere ed in piedi che perimetrano e definiscono, con elementi circolari lo spazio sacro; sono concepite come una sistemazione del sacrato in maniera da rendere anche spazialmente "passante" il percorso pedonale che le ricollega. Per questo si sono differenziate nella grana dei materiali le pavimentazioni delle coperture perottenere un taglio orizzontale nell'organismo; questo stacco tra la parte alta dell'edificio e quella sottostante viene sottolineata dall'inserimento di una fascia intermedia traslucida in vetrocemento così da permettere con la trasparenza di questo materiale una visione dello organismo sempre viva sia di giorno che di notte con l'illuminazione artificiale che dall'interno si proietta verso l'esterno.
Lo sviluppo dell'organismo per nuclei circolari vuole legare sul piano espressivo - compositivo due problemi base di progetto: uno per ottenere una struttura "aperta" e non bloccata in se stessa e l'altro di focalizzare alcuni elementi della progettazione in forme compositamente versatili. In questo senso l'organismo, esploso secondo nuclei standards, decentrato in parti simili, evidenzia una sua forma e struttura non chiusa ma virtualmente estensibile con possibilità di evoluzione rispetto al contesto urbano fisico e sociale.

Gli elementi tipo, compiuti in sé stessi, ma che, combinandosi creano una forma nuova, porgono l'attenzione sul problema della seriabilità industriale e della esigenza di poter ottenere anche attraverso la standardizzazione una versilità compositiva.
E' il tentativo di porre in equilibrio diverse esigenze sociali, architettoniche, tecnologiche per fornire modelli bivalenti ma diversi: è il problema dell'esigenza di valori "armonici", condizionati non solo dall'unità identica a se stessa ma anche dalla diversità molteplice: l'armonia costituita da parti con qualcosa in comune, che sono analoghe, complementari e proporzionate così da costituire una "relazione armonica".
In funzione della particolare attività turistica di Cattolica il complesso è progettato aperto verso la città, con due zone esterne prevalentemente a servizio dell'affluenza estiva; sono orientate a nord e previste a diretto contatto con le preesistenze arboree, così da essere in ombra e dalle quali partecipare alla funzione liturgica insieme alle altre due zone al chiuso, che, con l'apertura delle pareti scorrevoli del presbiterio, vengono ad integrarsi spazialmente e funzionalmente con le prime.
Questa è una caratteristica particolare del progetto che prevede le pareti mobili in vetri policromi trasparenti così da non creare un diaframma tra l'esterno e l'interno; la parete è studiata con simboli e scritte che appartengono a tutte le religioni più importanti per sottolineare l'attualità del problema ecumenico in cui il tema della salvezza è visto attraverso la fede.

La luce è presente nel progetto come primo elemento ordinatore per ottenere i voluti effetti di chiaroscuro, di policromia e di equilibrio spazio-fisiologico degli ambienti; il vetrocemento usato per la zona presbiteriale si inserisce nell'organismo con un elemento verticale che decresce negli spazi tangenti, focalizzando alcuni punti con funzioni particolari quali quelli per la Via Crucis, per le nicchie delle statue dei Santi, per la zona dei confessionali.
Analizzando il rapporto tra il problema liturgico e quello architettonico urbanistico emerge l'esigenza di poter ottenere una struttura "rappresentativa e corale"; il complesso ha un suo volto particolare nel contesto della produzione edilizia, per esprimere la sua funzione e diventarne formalmente rappresentativo; in questo senso l'edificio fornisce una simbologia emergente nel tessuto urbano così da affiancarsi agli altri complessi comunitari di tipo culturale, per il tempo libero e per il lavoro, in maniera da poter, insieme, direzionare la forma della città ad esserne gli elementi di riconoscimento e di guida per gli abitanti.

Alla zona presbiteriale è nel progetto demandata la proprietà di legare le varie parti del progetto determinando una visione totale della funzione liturgica sia per i celebranti che per i partecipanti, che possono avere una partecipazione individuale nelle zone circolari organizzate secondo i vari orientamenti verso il presbiterio.
Il progetto è impostato su una tessitura modulare di triangoli equilateri alla quale corrispondono gli elementi strutturali, funzionali e spaziali dell'edificio; il coordinamento modulare è pensato anche in funzione di un maggiore controllo e più rigorosa metodologia di progettazione legata ai procedimenti industriali ma "aperta" nei criteri tecnologici e nelle relative espressioni architettoniche.